I cinocefali by Aleksej Ivanov

I cinocefali by Aleksej Ivanov

autore:Aleksej Ivanov [Ivanov, Aleksej]
La lingua: ita
Format: epub
editore: VOLAND
pubblicato: 2020-12-10T23:00:00+00:00


35 Nomi di zone prestigiose nei pressi di Mosca, dove hanno le dacie alti funzionari e importanti imprenditori.

22.

Romyč stava all’angolo della villa. Guardava Kirill, le mani in tasca. Kirill si fermò. Scappare sarebbe stato inutile, oltre che stupido. Infilò anche lui le mani in tasca e avanzò verso Romyč.

– Cosa ci fai qui? – chiese Romyč. In tono tranquillo, appena canzonatorio, una sorta di “ti ho beccato”. Kirill decise di non confessare e di non chiedere perdono.

– Ti stavo cercando – replicò con sfida.

– Ma dài? – Romyč finse stupore.

– Ma sì. Ho bussato al cancello, ma non hai risposto. Allora ho pensato che eri in casa e ho scavalcato il muro.

– Proprio non potevi aspettare che tornassi nella guardiola?

– Che ne sapevo di quando saresti tornato? Magari volevi andare a dormire nel letto del padrone.

Romyč sorrise, i denti balenarono nell’oscurità. Era un combattente, gli piaceva un avversario che non si voleva arrendere subito. Kirill si sentì al sicuro: Romyč lo aveva beccato in un punto dove sarebbe stato impossibile capire se era uscito dalla cucina per andare verso la montagnetta alpina e scappare arrampicandosi sul muro, o se aveva davvero scavalcato il muro là dove c’era l’albero per avvicinarsi alla casa.

– E cosa volevi da me?

– Devo fare una telefonata.

– Non hai il tuo telefonino?

– Me l’ha rubato Sanja Omskij. Quando l’hai portato da noi.

Romyč si tastò il mento, come a valutare il danno arrecato da un pugno alla mascella.

Kirill capì che per Romyč la sua bugia era evidente. Romyč sapeva che Kirill non si era intrufolato nella tenuta in cerca di un telefono. Ma perché allora? Per curiosità, tutto qui. Per Romyč, Kirill era un ragazzo di una ricca famiglia moscovita, non si sarebbe messo a rubare. Dunque si trattava soltanto di curiosità nata dalla noia.

E se invece Romyč sapesse dei cinocefali o ci avesse perfino avuto a che fare? Allora Kirill sarebbe stato severamente punito per aver spiato. E comunque niente cinocefali nel seminterrato di Šestakov. Anzi, proprio da nessuna parte. E poi, Šestakov aveva assunto Romyč da poco, era uno capitato laggiù per caso, non l’avrebbe messo a parte di un segreto.

Romyč ridacchiò, tirò fuori il telefono e lo porse a Kirill.

– Chiama pure.

Fu un nuovo modo di metterlo alla prova: a chi avrebbe telefonato Kirill a quell’ora, a quale bugia si sarebbe aggrappato?

– Devo telefonare qui, nel villaggio, a Tokareva. Non mi ricordo il numero.

Kirill si inventò una giustificazione sul momento. Cinque secondi prima non sapeva nemmeno di essersi intrufolato nella tenuta per telefonare. E un secondo prima non sapeva di voler chiamare Liza. Chi altri avrebbe potuto chiamare, proprio adesso e proprio dal telefono di Romyč? Soltanto Liza. La logica della bugia suggeriva un’unica risposta.

Kirill non aveva mai chiesto il numero di telefono a Liza. Avrebbe trovato ridicolo farlo qui, in campagna, sembrava una cosa da città. Romyč trovò nella rubrica il numero dei Tokarev, schiacciò il tasto e restituì il telefono a Kirill. Nella cornetta gemettero gli squilli. Kirill aspettò che Liza gli rispondesse, guardando in faccia Romyč.



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